Come lavoro con bambini, adolescenti e famiglie
Sapere in anticipo come funziona un percorso psicologico toglie ansia a tutti: ai genitori, che spesso arrivano al primo appuntamento con più domande sul metodo che sul problema, e ai bambini, a cui le cose vanno spiegate con onestà. Questa pagina descrive il mio modo di lavorare, dall'inizio alla fine.
«E a lui che cosa gli diciamo?»
È una delle domande che ricevo più spesso prima del primo appuntamento, e la risposta è: la verità, detta con semplicità. Non una visita a sorpresa né una gita mascherata, ma una frase onesta e adatta all'età, come «andiamo da una persona che aiuta i bambini quando qualcosa è difficile». I bambini reggono bene la verità detta con calma; reggono molto peggio la sensazione che ci sia un segreto. Con gli adolescenti vale quasi il contrario di ciò che si teme: coinvolgerli nella decisione, anche solo chiedendo il loro parere, cambia il modo in cui arrivano in studio.
Quanto dura un percorso
La risposta onesta è: dipende. Ma «dipende» non deve significare vago. Dopo la fase iniziale propongo sempre un orizzonte definito: un numero di incontri al termine dei quali ci fermiamo a verificare che cosa è cambiato, che cosa no, se ha senso proseguire e con quale obiettivo. Le verifiche sono appuntamenti veri, non formule di cortesia, e un percorso che può chiudersi è un percorso riuscito: nessun bambino dovrebbe continuare a venire in studio per inerzia.
La riservatezza, anche con gli adolescenti
Con gli adolescenti la fiducia si costruisce anche garantendo uno spazio riservato: i genitori restano coinvolti nelle scelte importanti, ma ciò che un ragazzo porta nei colloqui merita rispetto. È un equilibrio delicato, che dichiaro con chiarezza a entrambi fin dall'inizio.
Che cosa succede quando dico «mi confronto con i colleghi»
In pratica, questo: se durante un percorso emerge qualcosa che chiede una competenza diversa dalla mia, ne parlo prima con il collega giusto della sede, poi propongo ai genitori un passaggio preciso: chi incontreranno, perché, con quali informazioni già condivise, senza dover ripartire ogni volta dal racconto iniziale. A volte basta un unico appuntamento di confronto, a volte nasce un lavoro che prosegue in parallelo al mio. Quello che non succede mai è sentirsi dire «vi consiglio di cercare uno specialista» e restare soli con la ricerca.
Molte famiglie mi raccontano che la parte più difficile è stata decidersi a scrivere. Tutto quello che viene dopo, l'avete appena letto.
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PrenotaRevisione clinica del 17 luglio 2026 a cura della Dott.ssa Maria Teresa Cusumano - Ordine degli Psicologi della Lombardia — n. 27659.